Vision about Connected City

La “città connessa” evoca un concetto che negli ultimi anni aveva attivato grandi energie creative e raccolto le più interessanti iniziative di innovazione per i territori: il concetto di smart city.

Dobbiamo riconoscere che il potenziale di questo concetto e la ricchezza delle progettualità messe in campo non hanno trovato lo sbocco desiderato.

Le nostre città non sono evolute nella direzione che auspicavamo.

La concettualizzazione e l’azione operativa sulla “città connessa” devono fare tesoro di quell’esperienza e degli aspetti che hanno limitato le opportunità di sviluppo delle città.

 

Vista in termini positivi la questione può essere affrontata con una rilettura della cosiddetta “smartness”, ossia della capacità di un ambiente o sistema di essere ‘smart,’ e del suo rapporto non tanto con la tecnologia applicativa, spesso separata dal layer sociale, quanto con i ‘dati’ e il rapporto degli ‘utenti’ con questi.

La “smartness” sviluppa la sua valenza paradigmatica attraverso la funzione connettiva; la funzione adattiva e la funzione predittiva

La prima e la seconda funzione sono già conosciute anche se, come dimostrano le difficoltà delle progettualità pregresse, non pienamente considerate e sviluppate in passato.

La terza è del tutto originale nelle logiche ‘smart’ e offre grandi prospettive future.

 

La funzione connettiva si basa sulla centralità dei processi di connessione fisica e logica, tecnica , socio-tecnica e sociale che caratterizzano la nostra società. Nella declinazione legata ai dati poggia sulla interconnessione tra sistemi e dispositivi, tra dispositivi e persone, e tra persone e persone attraverso i dispostivi (e i sistemi).

La funzione adattiva ‘usa’ la connessione tra sistemi, dispositivi e persone per essere ‘senziente’ (sensing) e per consentire l’attuazione (actuating) di trasformazione nei comportamenti dei soggetti che interagiscono nei sistemi socio-tecnici.

La funzione predittiva che poggia sulla ‘capacità’ delle macchine di imparare dai dati, offre nella prospettiva dello sviluppo della Intelligenza Artificiale, grandi opportunità che dall’interpretazione dei fenomeni (anche attraverso l’individuazione di pattern non conosciuti) possono condurre alla della conoscenza necessaria alla definizione di nuove policy per la città e per i territori in grado di intercettare, e così rispondere ai bisogni, e/o arginare le problematiche emergenti.

 

Così i dati diventano fondamentali non solo per raccogliere informazioni sul comportamento e sullo stato dei fenomeni sociali, nell’ottica di promuovere il cambio dei comportamenti, ma diventano fondamentali per la loro capacità di favorire la costruzione di un’adeguata interpretazione dei fenomeni grazie all’emergere di pattern interpretativi non prevedibili a priori, e di svolgere un’azione di supporto alla ‘predizione’ dei comportamenti per definire le politiche e gli interventi necessari.

 

Va poi evidenziato che la nuova frontiera che l’uso dei dati mette a disposizione non può e non deve trascurare che i progetti che limitano i soggetti che agiscono nel campo dell’innovazione sono destinati a pagare pesantemente questo vincolo auto-imposto. Gli attori dell’innovazione sono sempre più ‘plurali’. Nuovi soggetti si affiancano e interagiscono con le Imprese, la Pubblica Amministrazione, le Università, gli Innovatori, ecc. portando conoscenza, sensibilità, e istanze, nuove e sempre più ricche. Non far mancare ancora una volta, come è stato fatto in passato, questa consapevolezza è la sfida prioritaria delle nostre migliori iniziative.